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12 visitatori e 14 utenti online| Estetica del colore |
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| Scritto da Salvo Parlacino |
| Giovedì 06 Novembre 2008 17:35 |
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da un’intervista a Remo Modei del 1996 “Innanzi tutto, bisogna abbandonare l’idea che vi sia un’unica definizione compatta di "bello" e che quindi si possa sapere attraverso dei canoni fissi che cosa sia bello: il concetto di bello dipende in primo luogo dalle varie civiltà; in secondo luogo, in ogni civiltà, ma soprattutto nella nostra, è frutto di una serie di stratificazioni, per cui il bello si potrebbe definire a grappolo, a costellazione, cioè prendendo e collegando fra di loro le varianti principali, le varie risposte che sono state date. Il concetto di bello è unito, in molte civiltà, a quello di buono. Del resto il nostro termine stesso, "bello", deriva dal latino "bellus", che è un diminutivo dalla radice "duenulus bonulus", è cioè qualcosa di "buono in piccolo", di "mediamente buono". Del resto, sappiamo anche che in Grecia il termine "kalós" è "bello", ma si trova spesso in endiadi, cioè connesso con il termine "buono". Nel greco moderno, inoltre, "kalós" non vuol più dire "bello", ma "buono". Si potrebbe continuare: per esempio, il giapponese "yashi" implica "bello" e "buono". Ma in ogni cultura, più o meno, si attribuisce al bello un valore, quindi qualche cosa che merita di essere perseguito. Il brutto è sempre stato considerato come l’ombra del bello, come il suo fratello gemello cattivo; quindi sostanzialmente, all’inizio della nostra civiltà, il brutto ha la caratteristica analoga a quella del falso o a quella del male morale, cioè se ne vuole negare l’esistenza positiva. Nella filosofia greca, soprattutto da Platone a Plotino, che più hanno teorizzato questi concetti, il brutto si presenta appunto sotto la forma del "non-essere". Ad esempio, quando una statua manca della proporzione giusta - secondo il canone di Policleto, per esempio, una testa maschile deve essere dal mento all’attaccatura dei capelli un decimo dell’altezza del corpo - la statua è brutta; si dice che è colpita da questa maledizione del non-essere, nel senso che c’è qualche cosa che non dovrebbe essere così. Questa è la forma più semplice di esprimere le cose. Quando poi invece, nella tradizione che parte da Plotino e arriva al Rinascimento italiano, si considera il brutto, esso è sempre legato all’idea di una minaccia, di qualche cosa che il bello riesce a domare, ma non completamente. Il brutto è lo spuntare, per così dire, del caos nell’ordine. Quindi l’unica strategia per capire che cosa è il brutto, è di strapparlo nella sua storia da questa assenza di vero, di buono, e vedere come acquista progressivamente caratteri ben determinati e, anche questo progressivamente, diritto di cittadinanza nella patria dell’arte. Noi siamo abituati a pensare che l’estetica sia soltanto estetica del bello, mentre invece la teoria, dall’Ottocento in poi, e la pratica sempre, non hanno fatto distinzione tra il bello in senso classico, cioè come modello, e il bello che contiene degli ingredienti di brutto. Nel Settecento, il filosofo tedesco Baumgarten, utilizzo per primo il termine "estetica" in una sua opera comparsa in due volumi nel 1750 e 1758, il terreno dell’estetica comincia a impadronirsi della dimensione del senso. I sensi - la vista, l’udito, qualche volta il tatto o anche il gusto - non rinviano più oltre se stessi. Essi non rimandano all’intelligibile ma, per così dire, all’interno del sensibile si rinvia tutta una serie di significati; sopratutto, essendo il sensibile non astratto, essendo cioè individualizzato, l’opera d’arte non si lega più alla riproducibilità all’infinito di un’idea - ad esempio variazioni sull’idea di triangolo o sull’idea di colonna - ma ogni opera è considerata a sé stante: l’arte, cioè, si individualizza. Detto in altri termini: per la prima volta l’arte non è più il grilletto che fa scoppiare questa nostra apertura nei confronti di un altro mondo; l’arte non ci introduce in un altro mondo che partecipa delle caratteristiche del divino, essa ci tiene anzi legati a questo mondo e ci fa vedere il fascino e l’ambiguità dei fenomeni che si succedono in questo mondo.” |
| Ultimo aggiornamento Domenica 16 Novembre 2008 07:54 |

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